Tintoria tradizionale vs tintoria 2.0

March 16, 2017

 

La scorsa settimana ci siamo avventurate in un nuovo step della filiera tessile: la tintoria.

Le tre aziende che ci hanno ospitato e seguito durante la nostra formazione sono: Lanificio Ermenegildo Zegna e Figli S.p.a. per Elisa, Finissaggio e Tintoria Ferraris S.p.a. per Margherita C. e Margherita G. e Lanificio Botto Giuseppe & Figli S.p.a. per Giulia.

Tutte e tre le aziende hanno consolidato la loro esperienza in termini di tinture tradizionali (fiocco, tops, rocca, matassa e pezza) elaborando piani di produzione mirati all’ottimizzo dei costi e alla reattività sul mercato.

Laboratori robotizzati, stampe su matassa, tinti in capo e sciarpe con tinture ad effetto sono solo un assaggio di quello che abbiamo potuto ammirare e imparare durante questo stage.

Ringraziamo le aziende che ci hanno ospitato per averci accolto e per aver contribuito alla nostra formazione.

 

Incuriosite da questa fase di lavorazione e dalle sue dinamiche tecnico-creativo ci siamo addentrate ulteriormente in questo mondo multicolore, informandoci sulle ultime tecnologie in campo tessile.

L’aspetto che più ci ha colpito è stato un modo assai particolare e insolito di tingere il tessuto, attraverso i batteri.

Non trovate che una sciarpa di seta tinta con una colonia di batteri possa essere alla moda?

Allora date un occhio a questo articolo perché a sovvertire le regole ci hanno pensato la designer londinese Natsai Audrey Chieza ed il professore di Biologia sintetica John Ward.

Il loro studio è partito dallo streptomicete, un ceppo non patogeno comunemente rintracciabile nelle radici delle piante.

Utilizzando i processi di sintesi delle coltivazioni del batterio hanno scoperto come questo potesse dare vita ad affascinanti e pittoresche tinture su seta.

Era già noto che i batteri producessero pigmenti durante il loro processo metabolico, ma la designer voleva vedere come ciò potesse essere applicato in un settore artigianale di tradizione come la produzione di tessuti.

Chieza ci mise poco a realizzare che come la tintura, i batteri producono ricche colorazioni dai toni gioiello.

Piegati a formare un origami, i pezzi di seta vennero immersi in un piattino da laboratorio contenente il batterio e furono lasciati ad incubare per i giorni seguenti.

In pochi giorni la sciarpa assunse delle sfumature violacee, blu, rosee e rosse.

Livelli di PH, tempi di incubazione e temperature influenzano il prodotto nella sua estetica e Cheiza sta ancora lavorando per capire come questi diversi fattori influiscano sulla pigmentazione.

Il limite nel controllo dei risultati può però diventare un aspetto vincente se si considera che ogni prodotto è un pezzo unico;

l’uniformità non è ancora possibile ma gli studiosi stanno cercando di capire se si possa controllare un determinato batterio nella sua pigmentazione.

A quel punto nulla vieterebbe di ottenere le diverse sfumature mixando i batteri come se fossero veri e propri colori primari.

I batteri potrebbero offrire una soluzione sostenibile, affiancando i sistemi di tintura tradizionali e creando una nuova ed unica estetica del prodotto moda.

Questo rimane indubbiamente un approccio assai bizzarro alla progettazione, ma Natsai Audrey Chieza sta continuando la sua ricerca e ha già realizzato la sua prima collezione ottenendo un grande successo.

 

(fonte: https://creators.vice.com/en_us/article/these-silk-scarves-were-dyed-with-bacteria) 

 

 

Last week we explored a new step of the textile chain: the dyeing house.

The three companies that hosted us and contributed to our training are: Lanificio Ermenegildo Zegna e Figli S.p.a. for Elisa, Finissaggio e Tintoria Ferraris S.p.a. for Margherita C. and Margherita G. and Lanificio Botto Giuseppe & Figli S.p.a. for Giulia.

All these three companies merged their solid experience in terms of traditional dyes (staple, tops, rock, hank and rag) with new management and production plans targeted to optimize costs and market reactivity.

Robotic laboratories, hank prints, dyed-in-chief and scarves with dyeing effects are just a taste of what we have seen and learnt during this internship. And for this opportunity we thank the companies who hosted us contributing  to our training.

 

Intrigued by this step of the textile production and by its technical and creative dynamics we decided to discover more on the latest technologies in the dying industry.

The aspect that most impressed us was a very special and unusual way to dye fabrics, through bacteria.

Do not you find that dyed silk scarf with a colony of bacteria can be fashionable?

Then have a look at this article because to strange the rules we thought the London designers Natsai Audrey Chieza and Professor of Synthetic Biology John Ward.

Their study started by streptomyces, a non-pathogenic strain commonly detectable in plant roots.

Using the synthetic processes of the bacterium crops they realized how this could give rise to fascinating and colorful dyes on silk.

It was already known that bacteria would produce pigments during their metabolic process, but the designers wanted to see how this could be applied in a traditional  craft industry as the production of fabrics.

Chieza took just a little to realize that as the dye, the bacteria produces rich jewel-toned hues.

Bent to form an origami, silk pieces were left in a petri dish to incubate for the following days.

In a few days the scarf took the purple, blue, pink and red hues.

PH levels, incubation times and temperatures affect the product in its aesthetics and Cheiza is still working to understand how these different factors change pigmentation.

The limit in results prevision, however, could become a winning aspect when you consider that each product is unique; uniformity is not yet possible but researchers are trying to figure out if it is possible to control a specific bacterium in its pigmentation.

At that point nothing would prevent to get the different shades by mixing the bacteria as if they were actual primary colors.

The bacteria could offer a sustainable solution alongside the traditional dyeing systems and create a new aesthetic of the fashion product.

Undoubtedly this is a bizarre approach to design, but Natsai Audrey Chieza is continuing its investigation and has already made her first collection with great success.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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