The Cashmere Express

October 11, 2017

 

​La quarta tappa del nostro viaggio si è svolta in un altro continente: l’Asia, più precisamente la Cina.

Il nostro tour, durante le due settimane qui trascorse, ci ha portate a visitare principalmente la parte est del paese, partendo da Pechino per poi salire in Inner Mongolia, e, passando una seconda volta da Pechino, a spostarci di nuovo verso est, più precisamente sud-est, a Shanghai e nella provincia dello Jiangsu.

L’impatto con la capitale della Repubblica Popolare Cinese è stato forte, la stessa città ci ha colpite e stupite sotto ogni punto di vista. Il nome Pechino, in cinese 北京 Běijīng, significa "capitale del nord" ed ai nostri occhi è subito sembrata una città ricca di contrasti così come di storia.

 

Dopo un solo giorno di esplorazione, la sera del 10 Settembre, ci siamo imbarcate su un volo diretto a Chifeng, una delle principali città dell’Inner Mongolia, accompagnate da una rappresentante dell’azienda Loro Piana, per iniziare qui la scoperta dei segreti del cashmere più pregiato.

Questa regione, collocata sull’altopiano della Mongolia, si caratterizza prevalentemente per le attività di pastorizia grazie alle sue caratteristiche geomorfologiche.

L’area è abitata dalla popolazione d’etnia Mongola e si ritiene che proprio quest’etnia abbia sviluppato nel corso dei secoli una particolare esperienza nell’allevamento della capra Hircus o capra cashmere, l’unica capra in grado di fornire una fibra tanto fine e pregiata.

La mattina seguente abbiamo visitato l’azienda Dongrong Group, un gruppo tessile cinese, verticalizzato, che lavora e trasforma ogni anno più di 500 tonnellate di cashmere.

Presso la sede dell’azienda abbiamo assistito alla primissima fase di lavorazione del cashmere, ovvero la selezione della materia prima, dopo essere stata raccolta tramite la pettinatura del vello. Come si può notare dall’immagine sovrastante, le addette separano il cashmere controllandolo visivamente, suddividendolo per sfumature di colore ed eliminando le impurità più impattanti. Successivamente inizia il processo di lavaggio della materia prima che, una volta asciugata, subisce il processo dell’ejarratura, fondamentale per separare la parte meno preziosa, le jarre, dal cashmere vero e proprio.

A questo punto la materia prima è pronta per essere spedita alle aziende che la trasformeranno in filati e successivi tessuti o maglie partendo dal top; viceversa lo stesso gruppo, in quanto verticalizzato, ha sviluppato negli anni competenze relative ad ulteriori trasformazioni sino ad arrivare al prodotto finito. Sempre durante la nostra visita infatti abbiamo visitato anche il reparto produttivo che va dalla produzione di maglieria e capi di abbigliamento sino alle sciarpe.

 

Il giorno seguente è stato invece dedicato all’osservazione e allo studio dell’origine della fibra. Siamo state infatti accompagnate a circa 3 ore di distanza in macchina da Chifeng per inoltrarci nelle aree più rurali e pastorizie della regione. Qui ci aspettava un paesaggio magnifico caratterizzato da cieli tersi blu cobalto, distese verdi popolate da animali, quali capre, cavalli, pecore e cammelli allo stato brado e punteggiate, di tanto in tanto, dalle tipiche tende mongole, le Iurte. Proprio su questi altopiani, le capre, per proteggersi dai rigidi inverni e dalle escursioni termiche, hanno sviluppato due manti, uno superficiale, composto da peli grossolani, le jarre, ed uno più pregiato, corto e fine, detto duvet. Una volta l’anno, tra Maggio ed Agosto, i pastori pettinano le capre con appositi strumenti per estrarre dalla radice il duvet.

In questo contesto abbiamo avuto anche l’opportunità di confrontarci, oltre che con i referenti dell’azienda cinese e con la responsabile della selezione del cashmere di Loro Piana, con un ricercatore dell’Enea che sta studiando il modo per migliorare le caratteristiche del vello delle capre da cashmere in modo da rendere le caratteristiche di quest’ultimo più stabili e meno soggette ai cambiamenti climatici e alle circostanze ambientali.

 

Questa esperienza ci ha arricchite sotto ogni punto di vista. Abbiamo avuto infatti modo di comprendere i pregi e nel contempo le criticità di una fibra tanto delicata quanto il cashmere e di conoscere le attività che le aziende italiane, in collaborazione con le più virtuose aziende locali, stanno portando avanti per tutelare il valore di questa fibra e migliorarla ulteriormente, approfondendo le conoscenze che avevamo acquisito durante le lezioni del Master.

Inoltre tale esperienza, sicuramente impegnativa, ci ha permesso di immergerci completamente nella vera cultura cinese, partecipando ad esempio ad un pranzo in una tenda mongola o ad attività condivise con le persone che ci hanno ospitate e conoscendo realtà tanto diverse da quelle delle grandi metropoli come Pechino o Shanghai, quanto entusiasmanti ed istruttive per quattro giovani europee.

 

Ringraziamo l’azienda Loro Piana per averci permesso di approfondire le nostre conoscenze relative a questa fibra, la Dott.ssa Ines Vedovelli per essere stata la nostra guida della scoperta della Cina, averci supportate e seguite sia in Mongolia che a Pechino e l’azienda Dongrong Group per l’ospitalità con cui ci hanno accolte e l’entusiasmo dimostrato nell’illustrarci tutti i segreti del cashmere.

 

 

 

The fourth step of our travel in the world of fibers brought us to another continent: Asia, more precisely China.

Our tour, during the two weeks spent here, led us to visit the eastern part of the country, starting from Beijing and then going to Inner Mongolia, later, passing a second time from Beijing, we moved eastward again, more specifically to the south-east, to Shanghai and Jiangsu Province.

The impact with the capital of the People's Republic of China has been strong, the same city has struck us and surprised us from every point of view. The name Beijing, in Chinese 北京, means "North Capital" and to our eyes, it immediately seemed a city full of contrasts as well as history.

 

After a day of exploration, on the evening of September the 10th, we boarded a direct flight to Chifeng, one of the main cities of Inner Mongolia, accompanied by a representative of the company Loro Piana, to begin here our discovery of the secrets of the finest cashmere.

This region, located on the Mongolian plateau, is predominantly characterized by sheep farming due to its geomorphological characteristics.

The area is inhabited by the Mongolian population and it is believed that this particular ethnicity has developed, over the centuries, a particular experience in the breeding of goat "Hircus" or "cashmere goat", the only goat capable of providing such a fine and precious.

The next morning we visited the Dongrong Group, a Chinese textile group, verticalized, which works and transforms more than 500 tons of cashmere every year.

At the headquarters of the company, we witnessed the very first stages of the cashmere's production process: the selection of the raw material, collected by combing the veil. As can be seen from the image above, the dressers separate the cashmere by checking it visually, dividing it by color nuances and eliminating the most impure impurities. Subsequently, the washing process of the raw material begins, which, once dried, undergoes to the process of refining, which is essential to separate the less precious part, the jars, from the real cashmere.

At this point, the raw material is ready to be sent to the companies that will transform it into yarns and then fabrics or jerseys beginning from the top. The same group, as it's verticalized, developed over the years skills related to further transformations till the finished product. For this reason, during our visit, we have also visited the production department ranging from the production of knitwear and clothing to scarves.

 

The following day, however, was devoted to the observation and study of the fiber origin, after about three hours drive from Chifeng to the more rural and pastoral areas of the region. Here we had the opportunity to see a magnificent landscape characterized by clear blue cobalt skies, green lands populated by animals, such as goats, horses, sheep and camels in the wild and dotted from time to time by the typical Mongolian tents, the Iurte. Just on these highlands, the goats, to protect themselves from stormy winters and thermal hikes, have developed two mantles, one superficial, made of coarse hair, jars, and one more precious, a short and fine duvet. Once a year, between May and August, shepherds comb the goats with special tools to extract the duvet from the root.

In this context, we also had the opportunity to confront, with the Chinese owner of the Dongrong Group, the Loro Piana cashmere selection manager, and with an Enea researcher who is studying the way to improve the characteristics of the cashmere goat fleece, to make the characteristics of the latter more stable and less subject to climate change and environmental conditions.

 

This experience has enriched us from every point of view. We have been able to understand the merits and at the same time the criticalities of a fiber as delicate as cashmere and to know the activities that Italian companies, in collaboration with the most virtuous local companies, are advancing to safeguard the value of this fiber and improve it, furthermore we could deepen on the field the knowledge we had acquired during the Master lessons.

Moreover, this challenging experience has allowed us to fully immerse ourselves in true Chinese culture so different from the one available in great metropolises such as Beijing or Shanghai, for example participating in a lunch in a Mongolian tent or in a lot of activities shared with people who hosted us and these opportunities were enthusiastic and instructive for four young Europeans.

 

We want to thank the company Loro Piana for allowing us to deepen our knowledge of the cashmere fiber, Dr. Ines Vedovelli for being our guide to discovering China, supporting us and following us in both Mongolia and Beijing and the company Dongrong Group for the hospitality we received and the enthusiasm shown to illustrate us all the secrets of cashmere.

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