Alla scoperta della seta italiana: dalle filande ai filatoi industriali

April 7, 2017

 

Per approfondire la conoscenza della seta abbiamo avuto l’opportunità di entrare in una fabbrica storica del biellese la Filatura Cascami Buratti, e successivamente di visitare un museo dedicato a questa fibra preziosa ospitato in un’antica filanda operante dal 1800 al 1961.

 

La seta è una fibra proteica di origine animale ottenuta dal bozzolo prodotto da bachi, appartenenti alla famiglia del Bombyx mori. Le prime produzioni di seta, nate in Cina, risalgono a un periodo compreso tra il 3000 a.C. al regno dell’imperatrice cinese Xi Ling Shi. Dalla Cina, grazie ai commercianti cinesi, la fama circa la lussuosità, bellezza e lucentezza delle vesti di seta, riservate soprattutto agli imperatori, si diffuse in tutto il mondo. La sericoltura, tuttavia, a causa della volontà degli imperatori di tutelare tale ricchezza, si diffuse in Europa solo nel 555 d.C quando dei monaci portarono segretamente a Costantinopoli, capitale dell’Impero Bizantino, delle uova di baco da seta.

A partire dal XII secolo in Italia si diffuse la produzione di seta, contraddistinguendosi soprattutto le città di Palermo, San Leucio (Caserta), Messina e Catanzaro, dove nacquero vere e proprie corporazioni denominate Arti della Seta. Da queste città la coltivazione del baco si diffuse in tutta Italia, nello specifico nel 1299 giunse in Piemonte ed in seguito industrie dei filati serici fiorirono in tutta Europa. La produzione di bozzoli in Italia iniziò il proprio declino solo a partire dal periodo compreso tra le due guerre mondiali, principalmente a seguito dell’abbandono delle campagne a favore delle città, e quindi del cambiamento dell'organizzazione agricola, ed inoltre a seguito del prevalere delle fibre sintetiche rispetto a quelle naturali.

 

Negli scorsi giorni ci siamo recate in visita al Museo della Seta ospitato presso l’ex Filanda Meroni a Soncino (Cr), attiva dal 1800 al 1961. Con il nome filanda si intendevano gli stabilimenti di lavorazione e filatura della seta presenti, nel XIX secolo soprattutto nel Nord Italia. Si trattava di edifici collocati vicino a corsi d’acqua, utilizzata come forza motrice e per le vasche di trattura, a più piani e caratterizzati da grandi finestre per garantire l'illuminazione. Nelle filande, dove lavoravano principalmente donne e bambine chiamate filerine, filandere o filerande, i bozzoli, allevati dagli agricoltori locali, venivano stufati, essiccati in forno in modo che il calore uccidesse il baco per evitare che lo stesso bucasse il bozzolo e trasformati in filato attraverso una serie di lavorazioni quali: sgommatura, carica, cernita, spelaiatura, trattura, imbozzimatura, incannaggio, binatura, torcitura. Il lavoro delle donne era faticoso e poco tutelato da un punto di vista sociale e organizzativo, tuttavia rappresentava un’importante fonte di sostentamento a cui difficilmente si poteva rinunciare. Tali condizioni lavorative sono raccontate anche nei filmati dell’Archivio Storico dell’Istituto Luce visionabili sia in loco che online. La visita ci ha permesso di ammirare, oltre all’edificio ancora caratterizzato da un mulino idraulico, un sistema di vasche di decantazione e due caldaie a carbone, stupendi manifesti illustrati relativi alla coltura dei bozzoli e delle società bacologiche, comunicati regionali relativi ai prezzi della seta e alle eventuali malattie come il calcino che colpivano gli allevamenti di bachi, e strumenti di lavoro quali mondamatasse, torcimetri, provinatrici, scalere e fornelli sterilizzatori.

 

Accanto alla visita ad una filanda, abbiamo avuto anche l’opportunità di entrare in una storica azienda Biellese che fa della seta la propria materia prima d’elezione: la Filatura Buratti S.p.A. Fondata intorno al 1880 dai fratelli Giuseppe e Raimondo Buratti con il nome "Filatura di Cascami Bourettes Giuseppe Buratti-Biella", commerciava soprattutto cascami di seta. Verso i primi anni del Novecento, deceduto Giuseppe Buratti i figli Vittorio, Costantino, Giuseppino, Annetta e Virgilio modificarono la ragione sociale in "Raimondo Buratti" in onore dello zio che era stato loro tutore alla morte del padre Giuseppe. Tale rimase fino al 1968 quando Filippo Buratti subentrò agli zii e costituì la "Filati Buratti S.p.A.". La nostra visita si è svolta presso l’attuale stabilimento, costruito nel 1931, dove abbiamo potuto ammirare la lavorazione della materia prima, conservata nel magazzino dove abbiamo potuto vedere tali materiali provenienti dai migliori produttori cinesi, stoccata, fino ad ottenere splendidi filati greggi oppure tinti. L’azienda produce filati di vario genere, dai cardati ai semipettinati, shantung, fiammati e schappe, ai tinti filo e melange in pura seta e misti.

 

Il nostro viaggio nel mondo della seta si è svolto quindi prima nel passato con la visita alla filanda e successivamente nel presente con la Filatura Buratti, illustre esempio di impiego produttivo della seta. Attendiamo ora fiduciose i futuri sviluppi di questa fibra tanto antica quanto tuttora magnificamente moderna.

 

 

To learn more about the silk we had the opportunity to enter into a historic company in Biella, the Filatura Cascami Buratti, and then visit a museum dedicated to this precious fiber hosted in an old textile mill that worked from 1800 to 1961.

 

The silk is a protein of animal origin, obtained from the cocoon fiber produced by silkworms, belonging to the family of the Bombyx mori.

The raw silk production, born in China, date back to a period between 3000 BC to the kingdom of the Chinese Empress Xi Ling Shi. From China, thanks to Chinese traders, the fame about the luxuriousness, beauty, and luster of silk garments, reserved to emperors, spread throughout the world. The sericulture, however, because of the will of the emperors to protect this wealth, spread in Europe only from the 555 d.C. when two monks brought secretly to Constantinople, the capital of the Byzantine Empire, the silkworm eggs.

From the XII century the production of silk spread in Italy, especially in the cities of Palermo, San Leucio (Caserta), Messina and Catanzaro, where were created arts guilds called the "Arte della seta". From these cities the cultivation of the bug spread throughout Italy, specifically in 1299 came in Piedmont and later silky industries flourished throughout Europe. The production of cocoons in Italy began to decline only from the period between the two world wars, mainly following the abandonment of the campaigns in favor of the city, and then the changes in the agricultural organization, and also as a result of the prevailing synthetic fibers compared to the natural ones.

 

In recent days we went to visit the Silk Museum hosted in the Ex Filanda Meroni in Soncino (Cr), active from 1800 to 1961.

With the names Filande are indicated the factories that were dedicated to the processing and the spinning of the silk that could be found, in the nineteenth century, especially in northern Italy.

These were buildings located close to rivers, used as a driving force and for the reeling baths, multi-storey and feature large windows to provide lighting. In the spinning mills, where worked mainly women and girls called filerine, filandere or filerande, the cocoons, grown by local farmers, were stews, dried in the oven so that the heat could kill the bug and transformed into yarn through a series of processes such as degumming, charge, sorting, "spelaiatura", reeling, sizing, "incannaggio", doubling, twisting. Women's work was laborious and there was no security from a social and organizational point of view, however, it was an important source of income which they could hardly give up. These working conditions are well represented in the movie of the Historical Institute Luce available also online. The visit has allowed us to see, in addition to the building that is still characterized by a hydraulic mill, a system of settling basins and two coal-fired boilers, beautiful illustrated posters relating to the cultivation of silkworm cocoons and society, regional communicated relating to the prices of silk and any diseases, and particular tools.

 

Besides the visit to a mill, we also had the opportunity to enter into a historic company that makes the silk its main raw material by choice: Filatura Buratti S.p.A. Founded around 1880 by the brothers Joseph and Raimondo Buratti as "Filatura Cascami Bourettes Giuseppe Buratti-Biella", that traded mostly silk waste. By the early twentieth century, the sons, Constantino, Giuseppino, Annetta and Virgilio changed the name to "Raimondo Buratti" in honor of his uncle who was their tutor after the death of his father Giuseppe. The name remained until 1968 when Filippo Buratti uncles took over and formed the "Filati Buratti S.p.A.". Our visit took place at the current mill, built in 1931, where we could admire the raw material, from the best Chinese manufacturers, stored until they get gorgeous unbleached or dyed and then spun. The company produces various kinds of yarns, from carded to semi worsted, shantung, flamed, schappe and dyed yarn or melange of pure silk and mixed.

 

Our journey into the world of silk has gone in the past with a visit to the mill and then in the present with the "Filatura Buratti", an illustrious example of productive employment of silk. We are now waiting confidently for future developments of this fiber old but still wonderfully modern.

 

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